Il pellegrinaggio della messa tradizionale a Roma: un coronamento ma anche un momento propulsivo

di Jeanne Smits – Emozione e riconoscenza: ecco i due sentimenti che, di sicuro, hanno  animato le centinaia di pellegrini che hanno partecipato ai diversi appuntamenti proposti dal Coetus Internationalis Summorum Pontificum dal primo al tre novembre, e le migliaia di persone, soprattutto laici, che hanno partecipato al momento culminante, nella Basilica di S. Pietro, sabato pomeriggio.

Emozione di vedere davvero onorata la liturgia tradizionale, in tutta la bellezza che le è propria. E non è un caso se la messa di commemorazione di tutti i defunti, venerdì, nella chiesa della Trinità dei Pellegrini, ha radunato un numero considerevole di fedeli. Celebrata da Mons. Sciacca, Segretario del Governatorato della Città del Vaticano, essa fa parte dei riti che contrastano più violentemente con il loro corrispondente nella liturgia “ordinaria”: che ha “dimenticato” i paramenti neri, “dimenticato” il lato terribile della morte, “dimenticato”, troppo spesso, le preghiere per strappare i defunti dagli artigli dell’inferno…

La chiesa della Trinità dei Pellegrini, parrocchia personale interamente dedicata alla liturgia tradizionale, è uno dei numerosi e, inizialmente, inattesi frutti del Motu Proprio. Affidata nel 2008 alla Fraternità San Pietro, essa accoglie molti pellegrini di passaggio a Roma; soprattutto, è sovente visitata da seminaristi e da sacerdoti che si stanno formando nella città eterna, e che vengono qui a scoprire una liturgia che non conoscono. Molti di loro non si limitano a soddisfare una curiosità, ma chiedono di imparare a celebrare la
liturgia tradizionale, e spesso lo fanno proprio lì.

Noi eravamo presenti solo all’appuntamento di sabato, ed abbiamo potuto vedere e vivere sul posto la profonda pietà e l’atmosfera di pace del pellegrinaggio. Dopo l’adorazione eucaristica per tutta la mattinata a San Salvatore in Lauro, sull’altra sponda del Tevere, alla quale hanno assistito numerosi sacerdoti e chierici, centinaia di fedeli si sono ritrovati per una processione contraddistinta dal canto degli inni latini tradizionali e delle litanie dei santi. In un istante, la grande diversità delle origini nazionali e linguistiche non ha più costituito un problema. Si pregava, si cantava insieme grazie alla lingua latina, che è il patrimonio comune di tutti i fedeli di rito latino…

A quando risaliva una processione come questa, all’ombra di Castel sant’Angelo, e poi lungo la corsia centrale di via della Conciliazione? È stata la marcia lenta e solenne, sotto lo sguardo sbalordito dei numerosi turisti del week-end di Ognissanti (“È per un film?”), di centinaia e centinaia di persone che rendevano a loro modo “visibile” la Chiesa. Cosa certo non originale a Roma, ma che in quell’occasione significava molto.

Stessa impressione di forza e di pace in Basilica… Bisogna sottolineare la caratura dei partecipanti: accanto al Cardinal Canizares, il cerimoniere era don Almiro de Andrade, della Commissione Ecclesia Dei; mons. Juan Miguel Ferrer Grenesche, sotto-segretario del Culti Divino, era il prete assistente; il diacono, don William Barker, è vicario alla Trinità dei Pellegrini; il suddiacono era il domenicano padre Réginald-Marie, della Fraternità San Vincenzo Ferrier; il secondo cerimoniere, don Marco Cuneo, della diocesi di Albenga-Imperia. Era anche presente, come “familiare”, don Rinaldo Bombardelli, il sacerdote che ha “riportato la messa tridentina a Trento”, dopo averla scoperta grazie al Motu Proprio.

Si vedevano dei sacerdoti “felici come dei bambini a Natale”, ha commentato uno degli organizzatori uscendo dalla messa. Se quella stessa mattina non ci fosse stata la messa celebrata da Benedetto XVI in San Pietro per i cardinali defunti nell’anno, parecchi cardinali si sarebbero uniti ai tanti sacerdoti e prelati presenti in coro: numerosi hanno inviato un messaggio per scusarsi di non poter partecipare.

Si notava, comunque, la presenza di mons. Di Noia, insediato alla Commissione ecclesia Dei per facilitare i rapporti con la Fraternità San Pietro; quella di mons. Perl, già responsabile della Commissione, e del suo
attuale presidente, mons. Pozzo, che quella stessa mattina aveva appreso la sua elezione ad arcivescovo ed elemosiniere del Papa. Mons. Wach, don Laguérie, don Cantoni dell’Opus Mariae e molti altri sacerdoti e religiosi come don Nicola Bux, e il padre Nuara, domenicano italiano, hanno voluto anch’essi essere presenti.

Ma è stata, soprattutto, un’iniziativa dei fedeli: diversi rappresentanti e personalità della Federazione Internazionale Una Voce, che erano presenti (Patrick Banken, Jack Oostveen, Leo Darroch, Jacques Dhaussy e altri…), hanno contribuito a far conoscere il pellegrinaggio, che è stato sostenuto con entusiasmo da don Claude Barthe. I loro sforzi hanno avuto successo, poiché si può dire che l’evento ha segnato una tappa importante nella “normalizzazione” della messa tradizionale, dopo tanti anni difficili nel corso dei quali numerosi istituti, fraternità, comunità l’hanno conservata nonostante venti e maree contrari. Ma non si è trattato di una conclusione: occorre vedere nell’evento un momento propulsivo, che si deve a tante
persone ostinate nel loro amore per la Chiesa, per la liturgia e per la messa, e che sta acquistando forza crescente. © 2012 Présent – France n° 7726 di Sabato 10 novembre 2012

Il Messaggio della Segretaria di Stato a nome del Santo Padre

Testo del Messaggio scritto dal Segretario di Stato a nome del Papa.

In occasione del pellegrinaggio internazionale organizzato a Roma per il 5° anniversario del Motu Proprio Summorum Pontificum, Sua Santità Papa Benedetto XVI indirizza il suo cordiale saluto a tutti i partecipanti, assicurando loro la sua fervente preghiera.

Attraverso questo Motu Proprio, il Santo Padre ha voluto rispondere all’attesa dei fedeli legati alle forme liturgiche precedenti. Infatti, come ha scritto nella sua lettera ai vescovi per presentare il Motu Proprio, è cosa buona conservare le ricchezze che sono cresciute nella fede e nella preghiera della Chiesa e dar loro il giusto spazio, riconoscendo tuttavia pienamente il valore e la santità della forma ordinaria del rito romano.

In questo Anno della Fede promulgato mentre la Chiesa celebra il 50° anniversario del Concilio Vaticano II, il Santo Padre invita tutti i fedeli a manifestare in modo particolare la loro unità nella fede; così essi saranno artefici efficaci della nuova evangelizzazione.

Affidando tutti i partecipanti al pellegrinaggio a Roma alla materna intercessione della Vergine Maria, il Santo Padre impartisce loro di cuore la Benedizione Apostolica.

Tarcisio Card. Bertone, Segretario di Stato di Sua Santità.

Barthe: una speranza, “la prossima volta con Fellay”

PAPA: RISPONDERE A ATTESE FEDELI LEGATI A LITURGIA PRECEDENTE

di Salvatore Izzo – Città del Vaticano 4 nov.

Ai pellegrini tradizionalisti (oltre un migliaio) che ieri si sono recati in processione a San Pietro, il Pontefice ha fatto pervenire “di cuore” la sua benedizione apostolica con un messaggio inviato dal cardinale segretario di Stato Tarcisio Bertone. In esso, Papa Ratzinger ha inviato il “suo cordiale saluto a tutti i partecipanti, as­sicurandoli della sua fervente preghie­ra”.

Con il Motu proprio “Summorum Pontificum”, ricorda il messaggio, Benedetto XVI “ha desiderato rispondere all’atte­sa dei fedeli legati alle forme liturgiche precedenti”. Nel dare notizia del testo – non ancora pubblicato dalla Sala Stampa ne’ dal sito della Santa Sede – il quotidiano della Cei, Avvenire, cita la Lettera ai vescovi di tutto il mondo scritta dal Papa nel 2007 per presentare il Motu proprio Summorum Pontificum”, riportando il pensiero del Pontefice sul fatto che “e’ bene conservare le ricchezze che sono cre­sciute nella fede e nella preghiera della Chiesa e di donare loro il giusto posto”, riconoscendo sempre “pienamente il va­lore e la santita’ della forma ordinaria del rito romano”, frutto della riforma litur­gica postconciliare.

Da parte sua, Avvenire sottolinea che il pellegrinaggio “ha a­vuto come motto l’affettuosa espressio­ne ‘Una cum Papa nostro’, (‘Insieme al nostro Papa’), segno della grande devo­zione verso Benedetto XVI dei fedeli le­gati all’antica liturgia”.

Alla cerimonia in San Pietro hanno as­sistito alcune migliaia di fedeli, con mol­ti i giovani, segno che la liturgia tradi­zionale non è solo un retaggio delle ge­nerazioni passate. Al rito di ieri ha partecipa­to anche l’arcivescovo Augustine Di Noia, vicepresidente della Pontificia Commissione “Ecclesia Dei”, con mon­signor Guido Pozzo, il segretario della Commmissione che ieri il Papa ha pro­mosso arcivescovo Elemosiniere. Pre­senti anche monsignor Marco Agostini, cerimoniere pontificio, monsignor Ca­mille Perl, già vicepresidente di “Eccle­sia Dei” e monsignor Juan Miguel Ferrer Grenesche, sottosegretario della Con­gregazione per il culto divino. Cerimo­niere del rito e’ stato padre Almir de An­drade, officiale di “Ecclesia Dei”, che e’ l’organismo vaticano deputato a segui­re i gruppi ecclesiali legati alla forma straordinaria del rito romano.
Il messaggio del Papa e’ stato letto ieri in San Pietro dall’abbe’ Claude Barthe, che su “Le forum Catholique”, stamattina riporta uno scambio di battute con il cardinale Antonio Canizares, prefetto della Congregazione del Culto, cui era stato affidato il compito di celebrare il Pontificale dal quale – a detta dell’autorevole ecclesiastico francese – l’ex primate di Spagna “e’ uscito ‘el mar del contento’ cioe’ contentissimo, specialmente a causa dell’atmosfera di preghiera e in ragione della devozione degli assistenti (e di numerosi chierichetti). Il porporato spagnolo avrebbe chiesto infatti all’abbe’ Barthe: “C’erano membri della Fraternita’ San Pio X?”. “Ho risposto – ha raccontato l’abbe’ – che avevo riconosciuto numerosi fedeli della Fraternita’, cosa che gli ha fatto molto piacere.

Non ho individuato sacerdoti lefebvriani, ma i chierici erano troppo numerosi perche’ io li conoscessi tutti. Abbiamo concluso che la prossima volta sara’ sicuramente presente monsignor Fellay”, che e’ il superiore generale della Fraternita’. “Claro!”, avrebbe concluso in privato Canizares che, ricorda Barthe, “conosce personalmente monsignor Fellay”.

Canizares: “I celebrate mass according to the Latin Rite to show that using it is normal”

Cardinal Cañizares explains why he agreed to preside over Saturday’s mass for faithful from the “Una cum Papa nostro” pilgrimage, in St. Peter’s Basilica.

ANDREA TORNIELLI vatican city

“I gladly accepted to celebrate next Saturday’s mass for pilgrims who came to thank the Pope for the gift of the motu proprio Summorum Pontificum because it is a way to make others understand that it is normal to use the extraordinary form of the Roman Rite…” This was the answer Cardinal Antonio Cañizares Llovera, Prefect of the Congregation for Divine Worship, gave to Vatican Insider when asked about the meaning of next Saturday’s (3 November) mass which will be celebrated at 15:00 in St. Peter’s Basilica. This morning, the spokesman for the “Una cum Papa nostro” pilgrimage announced that Archbishop Augustine Di Noia, Vice President of Pontifical Commission Ecclesia Dei will be present at the mass.

What is the point of the pilgrimage?

“To give thanks to God and thank the Pope for the motu proprio he issued five years ago, recognising the value of the liturgy celebrated according to the missal of the Blessed John XXIII and marking continuity with the tradition of the Roman Rite. By recognising the previous liturgy one understands that reform does not mean doing away with older traditional practices.”

Why did you agree to celebrate mass for pilgrims who follow the pre-conciliar Rite?

I agreed because it is a way to show people it is normal to use the 1962 missal: there are two forms of the same Rite but there is only one Rite, so it is normal to use it during mass celebrations. I have already celebrated a number of masses according to the missal introduced by the Blessed John XXIII and I will gladly do so again on this occasion. The Congregation in which the Pope has called me to act as Prefect does not oppose the use of the old liturgy, although the task of our dicastery is to enhance the meaning of liturgical renewal according to the directives of the Sacrosanctum Concilium constitution and follow in the footsteps of the Second Vatican Council. In relation to this it must be said that the extraordinary form of the Latin Rite must draw inspiration from the conciliar Constitution which in the first ten paragraphs focuses on the true spirit of the liturgy and so is relevant to all rites.”

What is your opinion regarding the implementation of the motu proprio Summorum Pontificum, five years on?

“I do not know the details regarding the world situation, partly because it is the Ecclesia Dei Commission that deals with this but I think that people are gradually beginning to understand that the liturgy is core to the Church and we have to revive the sense of mystery and sacredness in our celebrations. Furthermore, I believe that five years on we are able to better understand that it is not just about some faithful feeling nostalgia for the Latin Rite but about adding to the meaning of the liturgy. We are all part of the Church, we are all in one communion. Pope Benedict XVI explained this very well and on the first anniversary of the motu proprio, he recalled that “no one is unwelcome in the Church.” © 2012 Vatican Insider

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La Milizia del Tempio aderisce al Pellegrinaggio

La Milizia del Tempio (Poveri Cavalieri di Cristo) aderisce al Pellegrinaggio internazionale “Una cum Papa nostro”, che si svolgerà a Roma Sabato 3 Novembre, e vi prenderà parte, come del resto era stato annunciato da tempo sul nostro sito.

In dipendenza di questa decisione il Gran Maestro aveva delegato a rappresentarlo nell’organizzazione del pellegrinaggio il Cavaliere dom Giovanni Turturice .

La Cancelleria della Milizia del Tempio